Biodiversamente. Lavanda, genius loci ed agricoltura sociale

 

Photo credits: Biodiversamente

Nato a Imperia, una laurea in Psicologia del lavoro e del benessere organizzativo a Torino, esperienze pregresse nel settore dell’extravergine d’oliva, assaggiatore ONAOO. Nel 2017, dopo aver partecipato al programma ReStartAlp, Federico Guadalupi si candida con successo ai bandi del Piano di Sviluppo Rurale dedicati al primo insediamento. L’anno seguente nasce Biodiversamente, oggi operativa nei comuni di Cipressa (qui ha sede il lavandeto didattico vista mare “Tutto un altro lavandeto”), Molini di Triora (frazione Glori Superiore, lavandeto a 750 m nell’impervia Valle Argentina, fasce terrazzate raggiungibili solo a piedi), Imperia (frazione Massabovi, uliveto e lavandeto). Dalla lavanda officinale e dalla lavanda intermedia (comunemente detta lavandino) vengono prodotti olii essenziali e idrolati (acque profumate).

L: Federico, ci siamo conosciuti alcuni anni fa in occasione di una serie di eventi promossi dal Consorzio DOP Riviera Ligure nei quali eravamo coinvolti anche io e Umberto come divulgatori. In quell’occasione, ci avevi raccontato della tua (all’epoca) giovanissima azienda agricola, dedicata alla lavanda (e anche all’olivo). Questa conversazione parte proprio da qui, da Biodiversamente. Un nome non casuale…

F: sì, Biodiversamente nasce nel 2018. Il suo nome incarna i 3 concetti chiave su cui ho costruito il mio percorso imprenditoriale: 1)Bio per biologico, ho sempre lavorato in questa modalità, ma nel 2024 giunge la certificazione ufficiale 2)Biodiversità per il recupero sia di terreni incolti da decenni (salvandoli da un destino di abbandono e degrado), sia di colture tradizionali a rischio estinzione. Una scelta etica e pratica, perché guidata dall’emergenza climatica che tanti problemi causa anche all’olivicoltura del ponente, e impone la differenziazione delle colture 3)Diversità per il focus sull’agricoltura sociale, attivare percorsi terapeutici e di inserimento lavorativo in azienda attraverso le attività agricole. È un fil rouge che parte dalla laurea in Psicologia e dalla mia attività di educatore. Nel 2023 è terminato un progetto pilota con ASL1 (un’impresa… trovare la quadra tra tempistiche aziendali e procedure della burocrazia…), mentre quest’anno siamo coinvolti in un’iniziativa con un’associazione e una APS locale.

L: La lavanda è una coltura storica delle Alpi Liguri, ove cresce spontanea. Nel secondo Dopoguerra la coltivazione si era praticamente estinta…

F: lavanda significa diverse varietà e ibridi (una pratica antica). In questo areale geografico troviamo 10 varietà locali (ciascuna con proprietà ed usi differenti), di cui 3 di maggior pregio. Diversificare le colture significa che se una varietà viene attaccata dai funghi (a Pietrabruna nel secondo Dopoguerra i funghi stroncarono la fiorente economia della lavanda), ci sono sempre le altre... Fin dalla sua creazione, partecipo attivamente al network "Lavanda Riviera dei Fiori", formato da aziende agricole e Comuni determinati a tutelare queste varietà locali con attenzione ai temi del biologico e della biodiversità. Tra queste, coltiviamo anche la Lavanda Officinalis Imperia, perfetta per ogni uso alimentare.

L: Il binomio lavanda e turismo, al di là della Provenza, evoca Sale San Giovanni (CN), il piccolo borgo della bassa Langa che è – letteralmente – “rifiorito” attraverso il recupero di terreni incolti dove vengono coltivate (agricoltura biodinamica) erbe aromatiche e lavanda. Un rilancio economico importante, con acquisti en primeur dal Giappone e una festa della lavanda che per un mese attrae visitatori, in un borgo luccicante dove far acquisti e pranzare… Umberto non scorderà mai l’attraversamento di un campo dove migliaia di api bottinavano felici…

F: fatti i debiti distinguo (sia per le tecniche agricole, sia per il fatto che nel caso di Sale tutti gli appezzamenti sono vicini, mentre noi siamo disseminati in territori diversi), è indubbio che il turismo rappresenti un’opportunità significativa. Un turismo esperienziale e sostenibile, con escursioni per raggiungere i lavandeti, distillazioni didattiche in campo, scoperta degli utilizzi delle diverse essenze. Dalle valli alpine ai terrazzamenti a secco sul mare, le fioriture scalari consentono potenzialmente di “allungare” i periodi di fruizione turistica – ad esempio, la fioritura autunnale della varietà Imperia (quella perfetta per l’uso alimentare) è ottimale per la destagionalizzazione.

Lo storytelling della lavanda, che svolgo nel lavandeto didattico di Cipressa, è un valore aggiunto che aiuta la vendita del prodotto e la fidelizzazione del cliente, che torna in azienda e/o ci cerca durante mercatini e fiere. Diciamo che vendo un’esperienza a un pubblico eterogeneo, composto da turisti (stranieri e italiani) e anche residenti della provincia.

Appartengo inoltre a “360 Liguria”, che riunisce aziende della filiera turistica ed agricola – credo nella collaborazione e nella messa in rete di eccellenze che altrimenti rischierebbero di restare isolate e non replicabili - . I nostri entroterra hanno un alto potenziale per il turismo slow, ma sicuramente scontano – tra gli altri – enormi deficit di collegamento, fisici e digitali.

L: immagina che un giovane con un’idea di impresa agricola ti chieda consigli: quali sono le principali lezioni che trai dalla tua esperienza imprenditoriale?

F: parto con gli errori da evitare… All’inizio, grazie ai premi e ai bandi, ho fruito di un budget di € 30.000. Sicuramente una cifra importante, ma mi ha imposto vincoli stringenti e un onere enorme in termini di burocrazia. La rigidità e i tempi dilatati (penso anche ai bandi PSR) confliggono con la necessità – direi l’obbligo – per l’impresa di muoversi tempestivamente e con flessibilità anche per fronteggiare le conseguenze del cambiamento climatico, ahimè sempre più rapido e impattante (torno al tema dell’olivicoltura…). Ahimè, a volte mi chiedo se gli enti che ci premiano con targhe e riconoscimenti e quelli con cui ci interfacciamo nella nostra attività imprenditoriale quotidiana siano gli stessi…

Schiettamente, non si vive di sola lavanda. Sarebbe stato meglio partire in piccolo e crescere lentamente, affiancando l’attività agricola a un lavoro esistente che consenta una base certa di entrate (io stesso lavoro part time come educatore…). Allo stesso modo, se per partecipare a un bando devi cercare i terreni e sei alle strette, spesso scegli quel che ti capita. Mi è avvenuto di prendere in affitto terreni problematici, da proprietari ugualmente problematici, che si intromettono addirittura nella gestione delle colture… Meglio procedere con calma, valutare i pro e contro delle opzioni, e piuttosto “passare la mano”.

Un’altra criticità è la mancanza di tempo per seguire, ad esempio, il sito web, e per mettere a frutto in maniera organica le possibilità del digitale, compresi i social media (dove comunque siamo presenti, sia su Instagram, sia su Facebook). Infine, sono un divulgatore, abituato alle fiere e al contatto col pubblico - è la parte che mi riesce meglio - , più complesso per me… dire il prezzo.

La mossa vincente, invece, è stata la differenziazione, che… aiuta le microimprese a campare, sperimentando e diversificando. In particolare la scelta della lavanda. Il progetto “Lavanda Riviera dei Fiori” è nato bene, ponendo fin dall’inizio i paletti, con la definizione di varietà e territori.

La lavanda della zona può crescere così solo qui: penso alla lavanda del mio scosceso lavandeto di Glori, a 650 metri sul mare, raggiungibile solo a piedi. Comunichiamo questa unicità.

L: La lavanda è genius loci. Federico, quali sono le prospettive per il futuro?

F: parliamo di una prospettiva pluriennale, di una visione di lungo periodo. Sicuramente, la ristrutturazione dell’azienda. Sono in scadenza alcuni contratti di affitto di oliveti in zone malagevoli, con problemi di approvvigionamento idrico. Non li rinnoverò e mi concentrerò in aree in piano, con adeguate risorse idriche. Minori superfici, ben curate, ove mettere a frutto l’esperienza maturata, là dove il recupero dei terreni incolti e abbandonati da decenni è faticoso e costoso.

Circa i progetti di agricoltura sociale, miro a formarmi per diversificare ulteriormente le attività, specialmente in chiave didattica.

L: Grazie, Federico, e buon lavoro!

Luisa Puppo, BioVoci


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