"Digger", al cinema il grido dell'insostenibilità
Proprio in questi giorni mi sono imbattuto nelle notizie, tutt’altro che rassicuranti, relative al Mar Baltico, un mare che – come il Mediterraneo – è quasi “chiuso” e che si trova oggi a fronteggiare un crescente inquinamento di natura chimica, dovuto in primo luogo a sostanze farmaceutiche, provenienti dagli ospedali e dai diversi sistemi di scarico, che finiscono per riversarsi nelle sue acque. Da decenni, ormai, sembriamo giocare con l’apocalisse, riuscendo a “sentire” il pericolo soltanto quando esso assume forme che non possono più essere ignorate. È accaduto, e continua ad accadere, con il cambiamento climatico: soltanto quando le estati diventano progressivamente più roventi e la siccità sempre più feroce ci rassegniamo a fare i conti con la realtà, e ciò che già temevamo diventa improvvisamente percepibile, concreto, drammatico. E tuttavia continuiamo a difendere strenuamente le nostre comodità, come se nessuna rinuncia fosse davvero possibile. È stato dunque singolare, pr...






