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Ricordando Carlo Ginzburg

  Neppure il tempo di ricordare la figura di Carlin Petrini (omaggiando anche uno dei suoi sodali migliori, ovvero Giovanni Rebora * ), ed ecco che purtroppo occorre anche dire addio a Carlo Ginzburg. Per chi faccia il mio mestiere, queste sono perdite culturali immedicabili. Figlio di Leone, l’intellettuale antifascista, e di Natalia Levi, la scrittrice, e torinese (a Torino era nato nel 1939) realmente tutto d’un pezzo, ci riferiamo infatti ad uno storico e accademico di caratura internazionale, capace come pochi di narrare al centro della propria saggistica le esistenze quotidiane, di immergersi dentro i destini cosiddetti “comuni”. La sua “microstoria” – una corrente metodologica di rilettura del passato che positivamente attecchì anche in Italia dagli anni ’70 sulla scia delle “Annales” di Bloch e Febvre - ci lascia capolavori anzitutto come “Il formaggio e i vermi”, appena riedito da Adelphi, saggio che io conobbi (memorabili quelle stagioni) da studente universitario, am...

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