Versicoli quasi ecologici


A volte capita che ci accadano delle piccole cose semplici che, ad un occhio distratto, potrebbero passare inosservate o, al più, apparire come del tutto casuali. Per coloro invece che sono dotati di una mente vigile e presente ed un cuore sensibile, queste piccole cose, possono assumere dei significati molto profondi, capaci di smuovere dentro di noi ricordi, sentimenti ed emozioni che d’un tratto elevano il nostro spirito e ci fanno sentire parte di qualcosa più grande di noi.

 Le piccole cose arrivano quando meno ce lo aspettiamo, quando abbassiamo la guardia e ci togliamo la corazza che indossiamo nella vita di tutti i giorni, accadono quando rallentiamo la nostra corsa, quando le cose da fare in testa smettono di accavallarsi, quando finalmente riusciamo a staccare la spina, anche solo per alcune ore. In questi momenti nel nostro cervello le onde beta del pensiero logico e del problem solving, lasciano delicatamente il passo alle onde alfa, che ci regalano rilassamento, benessere mentale, creatività, equilibrio, una migliore consapevolezza e percezione di noi stessi e del “qui e ora”.

 Ed è successo proprio questo, ieri pomeriggio, quando ho posato il telefono e spento il pc, ed ho deciso di dedicarmi a una di quelle attività che io amo chiamare “zen”: il riordino di uno scaffale pieno di libri su cui non mettevo le mani da anni. Senza guardare l’orologio, senza darmi un tempo massimo o un obiettivo preciso. Mentre mi passavano tra le mani alcuni libri che lessi ai tempi delle medie, iniziando a smuovermi ricordi lontani, e poi libri del liceo e degli anni della gioventù, il tempo scorreva senza che me ne accorgessi e la luce si faceva sempre più fioca e intima. Nella penombra ho preso da un angolo dello scaffale un libro semi-nascosto, non ho guardato nemmeno il titolo, istintivamente l’ho sfogliato ed ho trovato al suo interno un biglietto che recitava così: “14 marzo 2018. Buon compleanno Riccardo! Ti porgo un ”famoso” libro di poesie del “genovese” Giorgio Caproni, come regalino, affinché il movimento della vita quotidiana e le molteplici tue attività non ti facciano dimenticare altre bellezze meritevoli di attenzione, che certamente molto apprezzerai. Papà.” Un groppo in gola, un’emozione fortissima, perché persi mio papà tre anni fa. La piccola cosa rimasta nascosta in un angolino per sette lunghi anni, ha atteso pazientemente il momento giusto per farsi ritrovare e per scatenare il suo effetto emotivamente dirompente. Un messaggio affettuoso arrivato dal passato, ma andato oltre il tempo e lo spazio, che mi ha delicatamente portato un giusto monito a non dimenticare le “bellezze meritevoli di attenzione”, ma non solo! Proprio nella pagina del libro dove si trovava il biglietto, ho trovato la poesia a cui ho dedicato questo articolo, che si connette perfettamente con la mia scelta di intraprendere il percorso di Guida Ambientale Escursionistica, avviato ufficialmente a marzo di quest’anno.

 Potrei raccontarvi molte cose sulla vita di Giorgio Caproni e delle sue poesie, ma le lascio ad un altro articolo in cui parleremo più approfonditamente della sua impronta ecologica. Prima di leggere insieme i “Versicoli quasi ecologici” voglio solo citarvi la brevissima poesia “Per le spicce” che recita: “L’ultima mia proposta è questa: se volete trovarvi, perdetevi nella foresta”. Semplice e bellissima. Dove è probabile che la foresta a cui faceva riferimento il poeta sia in Val Trebbia, luogo in cui il poeta livornese di nascita, genovese di adozione, visse a lungo.

 E adesso, gentili lettori di Biovoci, augurandovi di trovare anche voi alcune “piccole cose” come questa che vi ho raccontato oggi, godiamoci insieme questi versi, da leggere con la lentezza delle stagioni e la bellezza della Natura negli occhi. 

Versicoli quasi ecologici

 

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: “Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra”.



Riccardo Poggio

Guida Ambientale Escursionistica




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