Sostenibilità e turismo

 

Photo credits: Pixabay

Sostenibilità è oggi ampio vocabolo “contenitore”, col quale si allude – in estrema sintesi – ad un consumo dei luoghi e delle risorse (ad alto valore antropico e/o ambientale) ecocompatibile e rispettoso degli equilibri locali anche in senso culturale, socioeconomico… Si tratta di aspetti e propositi quanto mai attuali e cogenti, là dove la preservazione di un bene (proprio in quanto sempre “irripetibile”) impone ipso facto la consapevolezza condivisa della sua fragilità e deperibilità. L’utilizzo non deve dunque comprometterne in alcun modo la conservazione, ma casomai favorirla. Si consideri che, secondo il Club di Roma (think-tank internazionale sullo sviluppo sostenibile, fondato 50 anni or sono da Aurelio Peccei), inquinamento e consumo di una persona ricca superano fino a 50 volte quelli di perone più svantaggiate (il 10% più ricco del mondo genera il 45% delle emissioni complessive di gas serra). Si sèguita a produrre tecnologia dalla durata effimera, con materia prima impegnativa dal punto di vista della sostenibilità, impiegando manodopera talora semi-schiavizzata, privilegiando componentistica non riparabile né riciclabile.

Secondo l’International Ecotourism Society (ONG che dal 1990 ha raggruppato studiosi, architetti, tour operator…) turismo sostenibile ha significato anzitutto “il viaggiare responsabile in zone naturali, attività che conserva l’ambiente e sostiene il benessere della popolazione locale”.

In Liguria, rispetto a competitor quali Toscana, Marche e Lazio, tale turismo naturalistico si palesa in inverno (grazie ad una domanda multiprodotto) e ad agosto (allorché le strutture ricettive dell’entroterra pervengono ai tassi d’occupazione camere più elevati). Tuttavia, l’andamento è altalenante rispetto alla concorrenza, alla riviera e alle città, con medie generalmente sotto il livello nazionale. Intendo dire che le mete verdi della Toscana, leader di prodotto, denotano stagionalità più estese, e cospicui periodi di picco sono la primavera e l’estate. In linea col trend toscano anche l’occupazione camere delle ricettività laziali, le marchigiane infine denotano un andamento stagionale più simile a quello ligure e massimizzano le vendite solo in agosto.

Nondimeno, tale turismo, come prefigurai altrove, è tendenza che mediamente cresce o “tiene”, prescelto soprattutto da persone di età media (35-54 anni), con livelli culturale e reddituale medio-alti, per il 60% si tratta di coppie. Avrebbe a disposizione in Italia circa il 10% del territorio nazionale, 2.200mila ettari.

Si rivolge a luoghi non inquinati (probabilmente gli è noto che ogni anno circa 266mila persone muoiono prematuramente per lunga esposizione all’inquinamento da ozono), non troppo “antropizzati”, e si attende – ancora una volta - tipicità, atmosfere, rituali coinvolgenti… Purtroppo, da elaborazioni Corriere della Sera su dati Cresme, Istat e Legambiente, ecco a titolo d’esempio il quadro regionale – in ordine decrescente - delle costruzioni abusive in Italia (percentuali di costruzioni non autorizzate ogni 100 edifici) nel 2018:

  • Molise 71,1%
  • Campania 64,3%
  • Calabria 64,1%
  • Sicilia 57,7%
  • Basilicata 55,8%
  • Puglia 39,1%
  • Abruzzo 32,7%
  • Sardegna 30,0%
  • Umbria 26,8%
  • Lazio 23,8%
  • Liguria 15,9%
  • Toscana 12,2%
  • Marche 12,1%
  • Veneto 7,3%
  • Emilia Romagna 7,1%
  • Lombardia 6,8%
  • Piemonte 5,8%
  • Valle d’Aosta 5,8%
  • Friuli V.G. 3,5%
  • Trentino A.A. dato n.d.


Commenti

Post più popolari