Cinema e ambiente. L'uomo che piantava gli alberi

 




BioVoci e cinema. Sì, perché tutti i “canali” culturali e di comunicazione vengono in aiuto quando si parla di sostenibilità, biodiversità, difesa dell’ambiente... Cinema e ambiente, in questo caso. Un legame che, soprattutto negli ultimi anni, ha avuto degli exploit notevoli. Primo tra tutti, “Before the Flood-Punto di non ritorno”, documentario prodotto e interpretato da Leonardo di Caprio col sostegno del National Geographic, che indaga il rapporto tra l’Uomo e il cambiamento climatico in maniera più che esaustiva, grazie anche ad interviste a personaggi di spicco come Obama e Musk. Dal documentario al film, nella fattispecie “Ice and Sky” di Luc Jacket, storia della Terra e dei suoi ghiacciai millenari. Fino al cartoon campione di incassi Disney-Pixar “Wall-E”, dove un piccolo robot è testimone della distruzione ambientale della Terra e del viaggio dell’Umanità verso mondi più abitabili.

Su questa linea, BioVoci oggi vi segnala un eccezionale cortometraggio animato, Premio Oscar nel 1987 nella sua categoria, poi anche pièce teatrale nel 2006, “L’uomo che piantava gli alberi”, tratto dal racconto allegorico del 1953 di Jean Giono (trovate la voce correlata a pag 83 di “Sostenibilità e Biodiversità. Un Glossario” di Umberto Curti, link qui). Il corto, diretto dal regista franco-canadese Frédérick Back, è una lode al silenzio mistico e alla potenza della Natura che, grazie all’amore di un eremita dedito a piantare con passione alberi là dove l’Uomo li aveva cancellati, si rigenera come un’Araba Fenice donando ricchezza agli abitanti del luogo. Il film, dove la voce narrante, in francese quella di Philippe Noiret e in italiano quella di Toni Servillo, ha un ruolo preponderante, insegna dunque che “ogni luogo dovrebbe essere degno di essere abitato” (cit.), perché l’amore e il rispetto dell’Uomo verso il Creato sono i mezzi unici per salvaguardare un legame antico. Consiglio quanto mai utile in un’epoca dove il riscaldamento globale e l’inquinamento stanno mettendo a rischio gli ecosistemi più vulnerabili della Terra, che si tratti di boschi alpini o foreste tropicali, di barriere coralline o di ghiacciai sempre più in ritirata e deboli. Buona visione!

Giuseppe D'Amico


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