La tragedia di Ponte Morandi

 


14 agosto 2018, ora di pranzo, con Luisa. Compiuta un’escursione sull’AVML che dal colle di San Bernardo conduce alla “fontana delle meraviglie”, ridiscendiamo verso Garessio e verso un caffè dove trovare ottimi panini e gelati. Apro “Il secolo xix” acquistato alcune ore prima a Calizzano ed inizio a leggere. Un anziano si avvicina con modi garbati e mi chiede “Scusi, lei è di Genova?”. Al mio cenno affermativo mi chiede ancora “Ha saputo che a Genova è crollato un ponte?”. Gli rispondo che no, non lo so. Mi precisa “Un ponte che porta il cognome di una persona…”

Credo che ben pochi genovesi abbiano mai chiamato il “viadotto Polcevera” in tal modo. Io stesso “quel” ponte l’ho sempre chiamato ponte Morandi o addirittura – visto il suo aspetto slanciato (ma poco rassicurante?) – ponte di Brooklyn… 51 anni di onorato servizio, ma mille ferite dentro la struttura pensata dall’ingegner Riccardo Morandi (quando oltretutto i volumi di traffico erano nulla rispetto al presente).

E come tutti sanno, alle 11.36 di quel piovosissimo e lugubre 14 agosto il ponte Morandi (ecco il cognome) era crollato, provocando 43 morti, centinaia di sfollati e un danno sociale ed economico incalcolabile. Ogni genovese – essendoci passato sopra infine volte – collega quella tragedia ad un ricordo soggettivo, intimo, particolare. Personalmente, vi ho appena raccontato il mio: non dimenticherò mai quel breve dialogo, e lo sbalordimento che mi colse. Resta solo da raccontare che a quel punto Luisa ed io cercammo in tutti i modi, attraverso i media, di saperne di più, e le immagini ci restituirono una montagna di macerie infradiciate dalla pioggia, silenti dentro il frastuono di mille autombulanze…

Ieri sera, al Teatro nazionale ”Gustavo Modena” in Genova Sampierdarena, con Luisa ho assistito allo spettacolo “La traiettoria calante” di Pietro Giannini, un monologo di 80 minuti attraverso cui questo giovane talento (24enne) racconta in modo originale e senza fare sconti una catastrofe di cui tanto si è detto e scritto. E attraverso cui rivolge un potente j’accuse verso tutti i poteri e gli uomini che – per avidità e viltà - hanno permesso che la catastrofe – evitabile con un po’ di manutenzione vera - tecnicamente accadesse. Trefoli ammalorati dentro gli stralli, intercettazioni audio oscene per forma e contenuti, un tritadocumenti che simbolicamente oblitera tutto… Lo spettacolo, teatro civile con la ‘t’ maiuscola, incalzante anche nel coinvolgere il pubblico, e commovente perché chiama tutti in causa, conduce via via da una scena spoglia sin dentro un tunnel buio, la cui sola uscita può esser rappresentata dall’affermazione della verità e dal ristabilimento della dignità. Un processo ai responsabili è in corso…

“La traiettoria calante” sta avendo come merita ampio successo, consensi di critica e prolungatissimi applausi finali, ed io consiglio davvero a chiunque di non perderselo.
Umberto Curti        BioVoci

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